Subito al lavoro, dietro alla macchina da scrivere
Ho iniziato a lavorare a 14-15 anni come impiegata, prima nelle spedizioni poi in banca. Era un periodo nel quale non avevi tanta scelta a proposito del tuo futuro professionale. Adesso ai ragazzi si chiede se vogliono continuare gli studi, o cosa vogliono o non vogliono fare. Per me non è certo stato così: una mattina mi sono alzata e mi hanno detto “Lunedì vai a lavorare”. (…)
Un grande album di famiglia della città di Chiasso negli anni del boom economico.
Un album fatto dalle persone, con i racconti privati e le fotografie di famiglia: una storia comune che ci aiuta a capire e ricordare chi siamo e, forse, dove andiamo.
Avevo il pallino del militare, ma solo per patriottismo
Quando ho finito di fare l’apprendistato c’era il boom economico. Poblemi di lavoro, sia per l’apprendistato sia dopo, noi non ne abbiamo avuti per niente. A Chiasso c’erano tantissimi uffici, la maggior parte di noi andava a fare la Commercio, l’apprendistato e quindi finiva negli uffici. (…)
La lotta fu dura, ma alla fine la spuntammo
Era di mercoledì. Il 25 gennaio del 1967 una settantina di operai della ‘Verreries Mignon’ di Chiasso entravano in sciopero. Reclamavano pane e dignità: migliori condizioni di lavoro e salari equi. Insomma, un contratto collettivo degno di questo nome. A parlare per loro (oggi come ieri) c’era Giovanni Lubrini, un sindacalista dell’Ocst. Dall’altra parte della barricata il proprietario di fatto della ditta, Edouard Guigoz. (…)
La notte si era allo sbaraglio, ma la criminalità non c’era e ci si conosceva tutti
Noi non eravamo agenti di polizia, ci chiamavano “uscieri”. Per tutti siamo uscieri, uscieri comunali. Avevamo diverse mansioni, ma prima di tutto il traffico in città, che a quei tempi era molto intenso e impegnativo. (…)
Quella passione per i traffici non l’ho mai persa
I vagoni con la cella frigorifera sono arrivati verso la seconda metà degli anni ’70. Erano noleggiati da una società di Basilea, la Interfrigo, e si sommavano ai vagoni classici da trasporto forniti dalla ferrovia. Questa ditta era all’avanguardia nelle innovazioni per i trasporti su rotaia. Ha creato i primi vagoni con i motori per la cella frigorifera e vagoni fino a 50 tonnellate di capacità, con quattro assi anziché due. (…)
A Chiasso c’era di tutto, non mancava niente
A Chiasso c’era di tutto, non mancava niente. Nel nostro negozio avevamo, e abbiamo tutt’ora, abiti griffati. Anche la boutique “Paris chic”, chiusa da tempo, aveva tutti abiti griffati. Lungo il Corso c’erano diverse belle boutique, come il Femina o il Texilia, che è ancora aperto. (…)
Una vita nelle costruzioni: quante persone, quanti progetti e quanto lavoro
Io lavoravo per la ditta di mio papà, un’impresa di costruzioni. Costruivamo case e strade. Strade probabilmente a livello comunale. Allora c’erano meno ditte, adesso ci son ditte messe insieme anche un po’ a caso. La nostra, se non sbaglio, era del 1921. Poi c’erano la ditta Butti e il Bernasconi, che è diventato sindaco di Chiasso. C’erano forse più ditte grosse rispetto ad oggi che ce ne sono anche di piccoline. Avevamo circa 100 dipendenti, mano d’opera locale. C’erano anche i frontalieri, perché quelli ci son sempre stati. Forse più frontalieri. (…)
Giravano i soldi, quello furbo che li ha tenuti e non li ha sprecati è andato avanti
Adesso è bello che c’è il telefonino, ma a quei tempi non c’era. Magari la Finanza faceva i posti di blocco. L’autista arrivava sempre lì, mandava avanti una staffetta per vedere se c’era il blocco, se c’era tornavano indietro, però certe volte ci sono cascati. A volte se non c’era il blocco si trovavano la cintura di chiodi, la macchina bucava e l’autista doveva scappare. (…)
Durante tutto il periodo dell’installazione al Las Vegas, i visitatori hanno dato la loro risposta alla domanda Si stava meglio?, la stessa che compare sulla copertina di ogni libretto.
Un sondaggio apparentemente leggero e provocatorio, che crea però un ponte immediato tra passato e presente e lascia spazio ai pensieri, ai desideri e ai ricordi dei cittadini.
Ho vissuto davanti al Las Vegas, un posto dove succedevano certe cose
Sono andata a vivere nella palazzina del Las Vegas quando mi sono sposata, prima degli anni ’50. Da basso c’era mio suocero. Al primo piano da una parte c’eravamo noi. Tutti e tre i figli erano sposati e tutti stavano lì, zio Ermanno con la zia Mariuccia erano su all’ultimo piano, la zia Anita con zio Nino, tutti i figli. Poi mio suocero ha venduto lo stabile e ha comperato una casa in via Argentina. Lui aveva un’agenzia immobiliare. Lo stabile l’ha venduto al Verga, quello del garage che ha anche la benzina, a Coldrerio. E lui ha fatto quel bar. Mia nipote Enrica, che ha sempre vissuto e vive tutt’ora di fianco al Las Vegas racconta che poco dopo che ci siamo trasferiti ”il bar è diventato un posto dove venivano quelle belle signorine e ogni tanto si leggeva sul giornale che l’avevano chiuso. (…)